Immersa nel mar Ionio, nella costa sottostante di Taormina, l’Isola Bella è una suggestiva isola di modeste dimensioni, divenuta meta turistica obbligatoria per chi trascorre le vacanze a Taormina.
Attualmente è una riserva naturale, anticamente è stata fonte di ispirazione per illustri personaggi, primi fra tutti gli artisti. Il suo paesaggio selvaggio scandito da elementi naturali è stato in più occasioni dipinto ed utilizzato nei secoli scorsi come sfondo ideale per ambientare nudi artistici. Il suo aspetto grandioso e apparentemente inverosimile risiede nel fatto che tutti i suoi elementi, propri di una natura mediterranea assolutamente selvaggia ed incontrollabile riescono ad esprimere un’assoluta armonia paesaggistica delle forme, degna del più rigoroso classicismo. Il suo legame diretto con la città di Taormina è legato a un episodio storico e del tutto singolare. Si racconta che re Ferdinando, in fuga da Napoli, nel 1806, colpito dalla calorosa accoglienza che gli fu riservata, decise di rendere omaggio alla città regalando l’isola. Nei primi anni del ‘900 l’isola fu acquistata da un altolocata famiglia aristocratica fino a quando la sua storia non fu profondamente segnata. Lady Florence Trevelyan Cacciola, stabilitasi a Taormina dopo il suo matrimonio decise di dedicare le sue attenzioni all’isola, sfruttando la sua grande passione per le piante.
L’isolotto fu ben presto e per sua totale iniziativa rimboschito con piante subtropicali di assoluto pregio e di indiscusso valore. Ne risulta una vista spettacolare per gli occhi, una sorta di giardino dell’Eden dove una vegetazione mediterranea particolarmente rigogliosa e di natura selvaggia coesiste e si amalgama con una vegetazione subtropicale varia e variopinta, caratterizzata da numerosi arbusti e fiori particolarissimi. La sua storia muta ulteriormente intorno agli anni ‘40 quando l’isola fu acquistata da una famiglia di industriali che procedette all’immediata costruzione di una villa, con relativo disboscamento necessario, e offendendo in tal modo la memoria della sua fondatrice che per nessun motivo avrebbe mai consentito il taglio di un arbusto. La dimora è incastrata tra le rocce e ricoperta da una fitta vegetazione e contribuisce senz’altro a rendere ancora più suggestivo ed intrigante il panorama.
È come se le pareti della dimora si muovessero, come se l’acqua del mare divenisse un tutt’uno con l’acqua della piscina e per chi guarda è come se le pareti rievocassero le allegre e disinvolte chiacchierate e grida nei momenti di festa con illustri personaggi. Già nella seconda metà del secolo scorso, con il fallimento della famiglia degli industriali, la villa inizia la sua fase di declino, viene parzialmente distrutta e la proprietà è posta sotto custodia giudiziaria. Solo nel 1984 si pensa di dichiarare l’isola un bene di interesse storico-artistico e pertanto patrimonio dell’umanità e nel 1990 la regione riesce ad entrarne in possesso acquistandola. Purtroppo per decenni la sua situazione continua a versare in condizioni pessime, invasa da ombrelloni, sdraio, imbarcazioni.
Solo l’interesse del WWF negli ultimi anni ha consentito un miglioramento della situazione, cercando in tutti modi di preservarne le bellezze di incommensurabile valore, non solo dell’isola ma anche dell’istmo, delle spiagge e dei faraglioni.